mercoledì 22 febbraio 2012

Strategie di investimento con derivati

Tramite il trading su derivati ,è possibile in primo luogo implementare strategie di tipo direzionale, le quali si esplicitano nell’assunzione di una posizione nei confronti del mercato o di singoli asset, secondo le aspettative circa il loro andamento futuro. Questi prodotti consentono di amplificare i risultati finanziari delle decisioni prese nell’ambito dell’asset allocation, aumentando l’esposizione a determinati fattori di rischi, siano questi il beta del portafoglio azionario o la durationdel comparto obbligazionario detenuto in portafoglio. In un’ottica speculativa, l’utilizzo di questi strumenti permette di :

1) Ricorrere, entro i limiti previsti dalla Direttiva n. 85/611/CEE, alla leva finanziaria (leverage);

2) Implementare strategie di vendita allo scoperto (short selling).

Il concetto di leva finanziaria esprime la possibilità che l’ammontare di un investimento sia superiore al capitale investito; grazie a strumenti quali i contratti di opzione o i financial futureil gestore è difatti in grado, mediante un esborso iniziale relativamente contenuto, di assumere un’ampia posizione speculativa. In particolare, le opzioni permettono di prendere posizioni al ribasso o al rialzo nei confronti del prezzo di diversi strumenti finanziari, limitando il rischio assunto ma non i profitti potenziali. A tal fine, l’investitore provvede a creare un’esposizione nei confronti dell’attività su cui desidera prendere una posizione: questi acquisterà un’opzione call nel caso in cui possieda una view positiva sul sottostante; al contrario, qualora desideri scommettere sulla discesa del suo prezzo, entrerà in una posizione lunga su un’opzione put. Un’esposizione di questo tipo genera profitti potenzialmente infiniti a fronte del solo pagamento del premio, a differenza dell’investimento diretto nell’attività sottostante che avrebbe richiesto un esborso pari al prezzo e una perdita potenziale dell’intero capitale investito. Di seguito, sono presentati due esempi dei profitti ottenibili mediante l’utilizzo di opzioni call e put europee.


Strategie speculative

Si consideri a titolo di esempio il caso di un asset manager il quale ritiene che il prezzo delle azioni della banca d’affari JP Morgan,attualmente quotate al prezzo di $40, aumenterà nei prossimi tre mesi ed è pronto a sostenere la sua intuizione investendo un ammontare complessivo di $ 20000. Si supponga inoltre che una calleuropea “at-the-money” a tre mesi con prezzo di esercizio $ 40 e sottostante 10 azioni JP Morgan sia quotata a $ 40. La più ovvia alternativa a disposizione dell’investitore è quella di acquistare direttamente 500 azioni JP Morgan, sperando di conseguire un profitto in futuro, rivendendo le azioni acquistate ad un prezzo maggiore. Alternativamente, l’investitore può acquistare 500 opzioni callscritte sulle azioni JP Morgan. Il costo di entrambe le possibilità è il medesimo, pari a $20000. Si ipotizzi che l’intuizione sia corretta e che il prezzo delle azioni JP Morgan salga a $ 46 a scadenza. In questo caso, la prima alternativa comporta un profitto di $ 3000, mentre l’esercizio delle opzioni call genera un profitto netto pari a $ 10000. Pertanto, la strategia che prevede l’acquisto di opzioni è 3.33 volte più redditizia di quella di semplice acquisto delle azioni; ovviamente, a fronte di un possibile guadagno superiore, la prima comporta anche maggiori perdite potenziali. A dimostrazione di quanto detto, si ipotizzi che il prezzo delle azioni, invece che salire, scenda a $ 37. La prima strategia avrebbe fatto registrare una perdita di $ 1500 mentre la seconda comporta una perdita dell’intero premio pagato, pari a $ 20000. Appare dunque evidente come, tramite l’utilizzo di opzioni, il gestore sia stato in grado di implementare la leva finanziaria, “amplificando” le sue possibilità di investimento.
Una simile possibilità è offerta dai financial future: al fine di agevolare gli scambi, le borse in cui sono negoziati questi strumenti hanno creato il sistema della Clearing House(Cassa di Compensazione e Garanzia), ovvero un organismo di mercato che compensa gli acquisti e le vendite e ne garantisce il buon fine, ponendosi come controparte dei soggetti contraenti del future. In tal modo, all'atto della stipula del contratto, non è necessario corrispondere l'intero ammontare della somma pattuita, ma solo una percentuale, effettuando un versamento in un conto di deposito di garanzia (margin account). L’importo depositato inizialmente (initial margin) viene “aggiustato” al termine di ogni giorno lavorativo mediante un meccanismo denominato “marking to market” per tener conto dei profitti o delle perdite derivanti dalla posizione assunta dall’investitore. Questo meccanismo offre enormi opportunità al gestore, il quale è in grado di acquistare o vendere attività finanziare per grandi importi investendo delle somme iniziali pari ad una minima parte del valore totale. L’utilizzo di contratti future permette di scommettere sul rialzo, in caso di acquisto, o sul ribasso, nel caso di vendita di azioni, valute, ecc.. Naturalmente, a fronte di grandi opportunità di guadagno si contrappongono grandi rischi di perdita nell’eventualità in cui l’intuizione del gestore si riveli errata. E’ necessario inoltre specificare che questi prodotti garantiscono un effetto leva superiore a quello offerto dalle opzioni.
Un’ulteriore opportunità offerta dall’investimento in strumenti derivati è la possibilità di effettuare la vendita allo scoperto (short selling). Un gestore che mette in atto una strategia di questo tipo prende a prestito titoli vendendoli simultaneamente sul mercato con l'intenzione di riacquistarli in seguito ad un prezzo inferiore; in questo modo l’investitore è in grado di ottenere un profitto anche durante una fase bear di mercato. E’ evidente come il successo di un’operazione di questo tipo dipenda dalle capacità valutative del gestore e dal timing dell’operazione stessa: se il prezzo di riacquisto è più basso del prezzo della vendita iniziale, ne risulta un profitto; viceversa il gestore incorre in una perdita. Una posizione corta in un titolo implica una visione negativa sullo stesso, poiché il valore della posizione si muove in verso contrario rispetto al prezzo del titolo. A differenza di un investimento tradizionale, per il quale è necessario individuare le società sottovalutate dal mercato, una strategia basata sullo short selling richiede l’individuazione di titoli sopravvalutati dal mercato, ovvero di quei titoli il cui prezzo di mercato è superiore al loro valore intrinseco. Una strategia di questo tipo può, a prima vista, apparire esattamente speculare rispetto ad una strategia di tipo long-only; tuttavia, la vendita allo scoperto è un’operazione solo teoricamente simmetrica rispetto all’acquisto di un titolo. Contrariamente all’assunzione di una posizione lunga, le potenziali perdite derivanti da una posizione corta sono infinite, mentre le possibilità di profitto sono limitate entro l’intervallo compreso tra il prezzo di vendita del titolo e il caso in cui il titolo azzeri il suo valore. Nonostante lo short selling sia espressamente vietato, nella sua forma “tradizionale” , dalla direttiva UCITS III, è possibile “costruire” delle posizioni corte di tipo sintetico mediante l’utilizzo di strumenti derivati. Ciò può essere realizzato mediante la vendita di opzione e/o future o, alternativamente, utilizzando degli strumenti noti come “contract for difference”.Il contract for difference è un prodotto derivato che prende la forma di uno swap, tramite il quale è possibile acquistare o vendere allo scoperto in maniera sintetica prodotti mobiliari con l'utilizzo della leva finanziaria. Esso consiste in un contratto che viene sottoscritto tra due parti in cui l’acquirente riceve il rendimento di un’attività sottostante a fronte del pagamento di un tasso di interesse al venditore dello swap. Quest’ultimo, a fronte degli interessi pagati dall’acquirente, si impegna a pagare il rendimento dell’asset sottostante. Le due parti si impegnano dunque a scambiarsi un flusso finanziario derivante dal differenziale di prezzo tra l’attività finanziaria sottostante al momento dell’apertura del contratto e la stessa attività al momento della sua conclusione. Al fine di effettuare un’operazione di short selling su di un qualsiasi titolo finanziario, è dunque sufficiente assumere la parte short di un CFD sul sottostante che si vuole vendere allo scoperto. Nonostante la negoziazione dei CFD avvenga in maniera simile a quella degli altri strumenti finanziari, per questo tipo di contratti non è necessario pagare l’intero valore dell’operazione, in quanto è richiesto il solo deposito di un margine che, a seconda dello strumento scambiato, varia in genere tra il 10% e il 20% del valore complessivo del sottostante. Oltre alla possibilità di replicare posizioni short, quindi, anche questo tipo di strumento può essere utilizzato dal gestore permettendogli anche di implementare la leva finanziaria.

COPYRIGHT @ Lorenzo Brancali

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