Con l’introduzione della direttiva UCITS III, il legislatore ha concesso ai gestori di fondi armonizzati una più ampia libertà nell’utilizzo degli strumenti derivati; è ora possibile far ricorso a tali strumenti non solo a fini di copertura ma anche per implementare strategie di investimento. Prima di procedere all’esposizione delle strategie più comunemente utilizzate, definirò il concetto di derivato. Con il termine derivato si identifica uno strumento il cui valore dipende da quello di un altro asset(c.d. “sottostante”, o underlying), che può consistere in un’attività di natura reale, o in un’attività finanziaria, quali ad esempio titoli azionari, obbligazioni, indici di borsa e valute. Gli strumenti derivati sono contratti a termine, ovvero ad esecuzione differita: al momento della stipula le parti concordano le condizioni alle quali avverrà, o potrebbe avvenire in futuro, la compravendita di una attività stabilita. Il contratto derivato si configura dunque come un impegno o una facoltà a realizzare un successivo scambio di cui si sono fissati a priori l’oggetto, il prezzo, la quantità e la scadenza. Accanto alle diverse strutture contrattuali, un ulteriore elemento di differenziazione di questi strumenti è rappresentato dal loro mercato di riferimento; questi possono essere negoziati in mercati organizzati e regolamentati o, alternativamente, nei cosiddetti mercati over the counter (OTC). Nel primo caso, la quotazione degli strumenti avviene nell’ambito di borse ufficiali, garantendo così ai prodotti un elevato grado di standardizzazione, una più alta liquidità, e una maggiore trasparenza contrattuale. Nel secondo, i derivati hanno origine da contrattazioni bilaterali, generalmente tra intermediari finanziari, sui cui contenuti non vi è obbligo di informativa e che tendono a realizzare soluzioni contrattuali personalizzate. Sin dall’introduzione del trading di opzioni nel Chicago Mercantile Exchange nel 1973, il volume dei contratti derivati negoziati in mercati regolamentati e over the counter è aumentato costantemente. In quanto strumenti di gestione del rischio, l’attività relativa ai derivati si è sviluppata di pari passo con la crescente volatilità dei mercati e l’affermarsi della gestione professionale dei portafogli finanziari. Secondo una ricerca dell'International Swap and Derivates Association (ISDA) , dalla prima metà del 2001 alla fine del 2009, il valore di questo tipo di contratti negoziato nei soli mercati over the counterè passato da 614 miliardi di dollari alla cifra di 61 mila miliardi di dollari, pari a quasi 10 volte il debito pubblico americano. Esistono potenzialmente infinite tipologie di contratti derivati; tuttavia, la quasi totalità di essi fa riferimento ad un numero esiguo di contratti base, comunemente denominati “plain vanilla”, tra i quali si annoverano i contratti future, gli swape i contratti di opzione.
I future sono contratti di compravendita a termine, mediante i quali due parti si accordano per comprare o vendere l’attività su cui sono scritti (azioni, titoli di Stato, valute, beni, ecc.) in una data successiva a quella di stipula del contratto; il prezzo dell’attività negoziata a termine e la relativa quantità sono stabiliti al momento della stipula del contratto. Questi strumenti, a differenza dei contratti forward a cui si potrebbero assimilare, sono negoziati esclusivamente in mercati regolamentati e organizzati, in cui sono definiti gli aspetti standard del contratto, quali l’oggetto, la dimensione, il luogo e il tempo in cui sarà eseguita la consegna.
I contratti di opzione (options) si configurano come dei contratti a termine mediante i quali il compratore (buyer), dietro il pagamento di un premio, ottiene la facoltà, ma non l’obbligo, di acquistare (o vendere) dal venditore (writer), a una certa data, e a un certo prezzo (strike price), una determinata quantità di un bene, sia esso una attività finanziaria o una commodity. Il principale elemento di differenziazione tra questi strumenti e i contratti future si identifica nella natura del diritto ottenuto: mentre alla base dei contratti future vi è un impegno a comprare o vendere l’attività sottostante, l’acquirente di un’opzione non è obbligato ad esercitare il proprio diritto acquisito. Si noti, inoltre, che mentre la stipula di un contratto future non determina un costo, per acquistare un contratto di opzione si sostiene una spesa pari al premio. Le opzioni si differenziano per il tipo di facoltà che il compratore acquisisce e per la loro scadenza. Si distinguono due tipi fondamentali di opzioni: call e le put. Le call option danno al portatore il diritto di acquistare dalla controparte una certa quantità del sottostante, per un certo prezzo; le put option garantiscono invece la facoltà di vendere alla controparte una certa quantità del sottostante .In relazione alla scadenza, si suole distinguere tra opzioni di tipo europeo o di tipo americano: le prime prevedono che l’esercizio del diritto di opzione possa essere fatto valere solo alla data di scadenza della opzione stessa; acquistando un’opzione di tipo americano, al contrario, il compratore può esercitare il proprio diritto in qualunque momento della vita del contratto, dal momento della sua stipula sino alla scadenza. In aggiunta, sono definite “esotiche” quelle opzioni dove uno o più elementi differiscono da quelli di un contratto di opzione standard.
I derivati di tipo “swap", diversamente, si configurano come contratti in cui due parti si scambiano reciprocamente flussi di cassa che differiscono per la valuta di denominazione e/o per il meccanismo che li genera. L’accordo definisce le date in cui i pagamenti vengono scambiati e le modalità tramite le quali devono essere calcolati. Tali strumenti, a causa dell’elevato grado di personalizzazione che li contraddistingue, sono negoziati esclusivamente in mercati over the counter.
Nella prassi operativa di una gestione a rendimento assoluto, questi prodotti sono utilizzati per diverse finalità, tra le quali si distinguono:
1. Finalità speculativa (trading).
2. Finalità di copertura (hedging).
3. Realizzazione di operazioni di arbitraggio.
Una delle caratteristiche fondamentali degli strumenti derivati, che ne ha di fatto decretato il successo, risiede nella loro capacità di trasferire il rischio da un soggetto ad un altro; tramite questi strumenti un investitore è in grado di mantenere, o aumentare, l’esposizione a quelle tipologie di rischio che è in grado di governare meglio, nonché di ridurre o eliminare quelle che intende evitare. Nella compravendita dei derivati intervengono anche i cosiddetti arbitraggisti; questi operatori, attraverso ordini simultanei di segno opposto nel mercato dello strumento derivato e nel mercato dell’attività sottostante, traggono profitto da temporanei squilibri nella relazione tra la quotazione a termine e quella a pronti dell’underlying.
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